Un’altra tragedia dimenticata : Molare 1935
http://www.weather.com/outlook/weather-news/news/articles/top-tornado-states_2012-03-06
Il sito web weather.com analizza i tornado americani, la cui aumentata potenza distruttiva è da mettere in relazione ai mutamenti climatici globali.
A proposito di Fukushima, sappiamo che nella costruzione della centrale sono stati largamente sottovalutati i pericoli provenienti proprio dagli tsunami. Il muro di protezione previsto è stato superato in altezza di due volte dalle onde del mare prodotte dal terremoto.
Vediamo qui una carta delle aree mondiali dove si sono prodotti i più devastanti tsunami.
Claudio Rima , l’amico che ha condiviso con noi la storia della nostra Associazione , l’amico con cui ho vissuto tanti momenti lieti camminando , ci ha lasciati improvvisamente una settimana fa. Malato da lungo tempo, aveva affrontato con molta determinazione la sua malattia, deciso a vivere la vita per quello che ancora poteva dare.
Vogliamo ricordare qui la schiettezza del suo carattere e la sua generosità. Egli non amava i grandi discorsi e giudicava le persone, come sè stesso, sulla base di quanto facevano. Gli intellettuali spesso li guardava con sospetto proprio perché sentiva che le parole a volte non corrispondevano ai fatti. La sua non era stata una storia facile, fin dall’infanzia, e lui ogni tanto si lasciava andare a raccontare episodi vissuti che gli avevano segnato la vita, ma senza rancori per i torti subiti. La sua grande passione era stata il calcio, e si capiva come solo attraverso la sua capacità di eccellere in questo sport era riuscito ad avere qualche soddisfazione nella vita, ad avere anche lui un riconoscimento da parte del prossimo. Era solo amareggiato perché, da quando si era saputo della sua malattia, gli amici ed i compagni che con lui avevano condiviso tante partite e tante emozioni , non si erano più fatti vivi per chiedergli come stava, quasi avessero paura di confrontarsi. Di questo mi aveva parlato durante una passeggiata nella “sua” valle Onsernone, e mi aveva colpito l’amarezza con cui lo raccontava. Sappiamo che egli ci mancherà tanto, e vogliamo qui salutarlo e fare un omaggio alla sua bella persona. E ricordare ai suoi familiari ( la cara sorella Giuliana, i suoi fratelli , la figlia adottiva Francesca, la moglie Margarita ) quanto abbiamo apprezzato Claudio in vita. Partecipando al loro cordoglio, vogliamo fare in modo che la sua vita sia ricordata da quanti lo hanno conosciuto come un esempio di onestà e trasparenza.Riportiamo qui altri documenti che ci permettano di ragionare su dimensioni e cause di quella che appare essere stata la più devastante alluvione da diversi anni a questa parte nelle Cinque Terre della Liguria.
http://www.youtube.com/watch?v=qDkSvx4ht_s&feature=player_detailpage
i materiali arrivati al mare
Vernazza Scelta di immagini diverse
http://www.youtube.com/watch?v=uWSDkkoTYK0
http://www.youtube.com/watch?v=yM5o9aojbTI&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=SCvQEV2P9Bg&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=7mIfgb7TILQ&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=uIPHXwkdzlY&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=05o01OUphqw
http://www.youtube.com/watch?v=GS9NSG8jOoU
2 settimane dopo http://www.youtube.com/watch?v=PnbESwj7rUU
http://www.uisp.it/nazionale/index.php?contentId=2739
Articolo A un mese dall’alluvione nello spezzino, parte la raccolta fondi.
http://altocasertano.wordpress.com/category/articoli-prof-franco-ortolani-ordinario-geologia/
articoli prof. Franco Ortolani ordinario geologia sulle cause delle alluvioni in Sicilia e a Genova
commento sul confronto alluvioni in Sicilia e in Liguria
http://preve.blogautore.repubblica.it/tag/alluvione/
Diversi commenti ai fatti di Genova
http://www.youtube.com/watch?v=z2bj4f6Sp70
Commento di un idrologo sulle alluvioni – Video
http://www.youtube.com/watch?v=G-IXVwJTHy8&feature=related
Alluvione Monterosso. Sindaco Betta e Associazione Amici delle 5 Terre
http://www.youtube.com/watch?v=705kRBUTMVU&feature=related
GENOVA – Alluvione 2010 OTTOBRE – Incredibile
http://www.youtube.com/watch?v=qlw6Fh4hUFw&feature=endscreen&NR=1
L’alluvione a Sestri ponente
Germano Mattei comunica:
” La nostra colletta continua sino a fine anno. Versamenti al conto postale c.c.p. 65-7872-6 /G. Mattei (IBAN: CH16 0900 0000 6500 7872 6) , causale“alluvione 5 Terre”. A oggi abbiamo superato i settemile franchi. Grazie a TUTTE e a TUTTI per la solidarietà. “
Ci associamo al suo invito. Le Cinque Terre hanno subito una devastazione terribile. I problemi per la gente ci saranno per tanto tempo, mentre ormai la notizia scompare dalle prime pagine. Come sempre succede.
Torneremo sull’argomento con altri materiali per cercare di capire quali sono gli insegnamenti che possiamo trarre da questa tragedia. Così come da quella accaduta in Sicilia.
Vediamo prima alcune immagini girate in alcuni comuni colpiti.
- Questo blog è stato attivato dall’Associazione Ponterosso, nata nel 2007 per informare sui tragici avvenimenti che, il 3 ottobre 2006, avevano portato alla morte di Laura Columberg, travolta nella sua auto in zona Ponte Rosso a Biasca ( Ticino, Svizzera) dal materiale trasportato a valle dal riale Vallone durante un breve periodo di pioggia intensa, riale che scende dal Monte Crenone e che finisce nel fiume Brenno. La strada su cui è avvenuto il fatto è l’unica via principale di grande traffico che collega la valle di Blenio al resto del Cantone Ticino, ed è uno dei tre collegamenti stradali, aperti tutto l’anno, del territorio svizzero di lingua italiana con il resto della Svizzera , attraverso il passo del Lucomagno. ( Gli altri due collegamenti stradali sono quelli del San Gottardo e del San Bernardino ) . Sempre a Biasca, nell’ottobre 1993, un’altra persona ( il sig. Ariano Corti ) aveva perso la vita a causa della rottura degli argini del fiume Brenno, in una zona denominata Frazione del Ponte. Una morte mai ufficialmente riconosciuta come causata dall’alluvione, e sulla cui dinamica ancora permangono molte domande inevase.
- Sul sito www.ponterosso.ch trovate le informazioni sui tanti interrogativi suscitati da quei fatti , collegati a delle sottovalutazioni dei pericoli durante la costruzione di opere di premunizione , nel periodo che va dagli anni Settanta fino ad oggi. Vogliamo soprattutto evitare che fatti del genere possano ripetersi in futuro durante i momenti di brevi ed intense precipitazioni, sia negli abitati che sulle vie di traffico, a causa di pericoli che i mutamenti climatici in atto stanno rendendo sempre più frequenti.
- Invitiamo tutte le persone interessate e sensibili a questi problemi a voler portare le loro testimonianze e ad esprimere il loro giudizio, partecipando ad un dibattito pubblico, per fare in modo che cresca una presa di coscienza della necessità di non limitarsi a delegare alle autorità preposte ed ai tecnici le scelte , le valutazioni e le decisioni quando si tratta di costruire opere di premunizione atte a garantire la sicurezza degli abitati e di tutti gli utenti delle strade. Questo invito è rivolto alle persone interessate a portare un contributo di informazione o di giudizio sui fatti da noi descritti , e soprattutto a informare su situazioni simili che si presentano nel territorio alpino.
Vi ringraziamo per la vostra partecipazione!
Associazione Ponterosso, c.p. 1415 CH – 6710 Biasca , ponterosso@ponterosso.ch , www.ponterosso.ch
Acque e materiali dovrebbero essere deviate a destra per essere convogliate sulla vasca di contenimento in basso. La domanda é : quanta parte di materiale continuerà a scendere lungo il vecchio alveo e potrà raggiungere il Ponte Rosso ? Guardate le immagini del punto di deviazione sul nostro sito www.ponterosso.ch.
Al sindaco di Biasca
Avv. Jean-François Dominé 6710 Biasca
Egregio sig. Dominé,
durante la conferenza che avevamo tenuto a Biasca nel marzo 2008 Lei aveva valutato positivamente la nostra proposta di mettere in funzione, in casi di situazione di emergenza, la vecchia galleria ferroviaria al Ponte Rosso, bloccando la strada cantonale ed organizzando il passaggio del traffico tramite dei semafori. Questo suo apprezzamento sottintendeva che anche lei riconosceva l’esistenza di un pericolo residuo che meritava ancora ulteriori misure di premunizione per rendere sicuro il passaggio in quel punto durante i periodi di forti precipitazioni.
Successivamente la nostra associazione aveva sottoposto al Municipio di Biasca quella stessa proposta tramite lettera, ma da allora non abbiamo più ottenuto risposta.
Durante la discussione in Gran Consiglio sulla mozione Cleto Ferrari e firmatari , che chiedeva la costruzione di una galleria al Ponte Rosso, Lei era intervenuto nel dibattito parlando contro la proposta di galleria e sostenendo sostanzialmente che i lavori effettuati nel 2008 sono sufficienti a garantire la sicurezza in quel punto. Questo suo intervento ci aveva sorpreso: ci siamo chiesti infatti come mai a distanza di un anno Lei avesse cambiato opinione, non riconoscendo più l’esistenza di un pericolo residuo dopo la costruzione della vasca di contenimento sul riale Vallone. Non sarebbe stato più corretto ( pur non accettando l’idea della galleria ) riconoscere tuttavia che un pericolo ancora può sussistere ? Abbiamo quindi pensato che lei avesse voluto ulteriormente “tranquillizzare” qualcuno, ma non riusciamo tuttavia a credere che gli utenti della strada che transitano al Ponte Rosso si sentano più tranquilli dopo questo suo intervento.
Nel nostro comunicato del 22 novembre 2009 ( vedi su www.ponterosso.ch nella sezione “Attualità” ) noi abbiamo indicato le ragioni che ci fanno guardare alla decisione del Gran Consiglio come ad un atto irresponsabile, nella misura in cui nessuno si è chiesto come sia stato costruito il “deviatore” che dovrebbe convogliare la maggior parte delle acque e dei materiali verso la vasca in caso di forti piogge, e quali pericoli quel manufatto lascia ancora scoperti. Se teniamo conto del dimensionamento insufficiente della luce del ponte sulla cantonale , noi crediamo che sia realistico e responsabile attirare l’attenzione della popolazione sul fatto che del materiale trascinato dal riale può ancora arrivare sulla strada, e costituire un pericolo per le persone, e questo malgrado i lavori realizzati.
Abbiamo finora sempre sostenuto che al Comune di Biasca non si possono addebitare responsabilità per i ritardi nel costruire delle opere di premunizione a protezione della strada al Ponte Rosso, dopo l’alluvione del 1993, e continueremo a dire che se responsabilità ci sono vanno cercate altrove. E siamo determinati a portare avanti la richiesta affinché si faccia luce sulle responsabilità per la morte di Ariano Corti nel 1993 e di Laura Columberg nel 2006. Questa storia è piena di contraddizioni, di errori e di silenzi colpevoli , ed è troppo seria ed importante perché noi si debba oggi di nuovo accettare che altri motivi di “opportunità” possano ancora produrre situazioni come quelle vissute. Ecco perché noi consideriamo pericoloso e fuorviante da parte Sua diffondere quello che appare come un inutile “tranquillante ottimismo” a proposito della sicurezza al Ponte Rosso.
Le rivolgiamo perciò pubblicamente tre domande, ricordando la frase che concludeva il testo del Municipio di Biasca in occasione dell’inaugurazione delle opere realizzate nel 2007-2008 sul riale Vallone:
” La popolazione tutta è ora sicuramente più tranquilla perché le opere si sono concluse ed il comparto è finalmente più sicuro.”
Con quel retorico “la popolazione tutta” si era voluto tranquillizzare ipotizzando un consenso generale , preferendo però ignorare che i dubbi sulla sicurezza del Ponte Rosso erano e restano molto presenti in chi quotidianamente transita in quel punto. Le chiediamo: · Aver elogiato in quel testo tutta l’opera svolta per poter arrivare a realizzare quel progetto , dimenticandosi però di parlare dei morti e dei feriti ( e di quanto deciso dal DT nel 1996 quando il primo progetto Filippini era stato rifiutato nel modo sbrigativo che lei sa ) aveva lo scopo di tranquillizzare chi ? · Quando Lei ha poi sentito il bisogno di parlare in Gran Consiglio contro la costruzione della galleria ( durante la discussione della mozione Ferrari ) voleva ancora tranquillizzare qualcuno ? · Quando afferma che oggi la sicurezza è maggiormente garantita intende dire che la “luce” del Ponte Rosso è tale da far passare sotto di sé qualsiasi quantità e dimensione di materiale il riale Vallone potesse ancora trasportare senza creare pericoli sulla strada ? Su questo , Lei condivide l’opinione della Divisione delle costruzioni espressa dall’ing. Pettinari , secondo cui il ponte era stato costruito tenendo conto della dimensione effettiva dei materiali che il riale poteva convogliare a valle ? La ringraziamo per la sua risposta. Con i nostri cordiali saluti.Per Associazione Ponterosso : Alfredo Quarta Enzo Ritter Bruno Strozzi
- L’auto di Laura estratta dai materiali sul fiume
Un intervento di Naomi Klein
Shock economy: fermarli prima che colpiscano di nuovo
Come ho scritto nel mio libro Shock Economy le crisi vengono usate come pretesto per imporre politiche che non si potrebbero adottare in condizioni di stabilità. Nei periodi di crisi estrema, le popolazioni aspettano disperatamente aiuti umanitari di qualsiasi tipo, qualsiasi forma di finanziamenti, e non si trovano nella condizione di negoziare i termini di quegli aiuti.
Voglio fare una piccola digressione per citare un documento straordinario, che ho appena pubblicato nel mio website. Il titolo dice: «Haiti: fermarli prima che impongano un’altra volta lo shock». L’informazione è stata presentata poco tempo fa nel web della Heritage Foundation (una fondazione o think-tank dell’élite della classe dominante statunitense che formula le politiche e le ideologie che poi attuano i governi di turno).
«In mezzo alle sofferenze, la crisi di Haiti offre delle opportunità agli Stati uniti. Oltre a fornire aiuti umanitari immediati, la risposta degli Stati uniti al tragico terremoto offre l’opportunità di ristrutturare il governo e l’economia di Haiti, che funzionano male ormai da tempo, oltre che di migliorare l’immagine degli Stati uniti nella regione».
Non so se le cose stanno migliorando, dal momento che la risposta della Heritage Foundation, 13 giorni dopo l’uragano Katrina, fu la presentazione di 32 proposte neo-liberiste per aiutare coloro che erano stati colpiti da quel disastro. Nel nostro web abbiamo pubblicato anche quel documento. Le loro proposte per le vittime di New Orleans consistevano nella chiusura delle case di edilizia pubblica, nella conversione la costa del golfo del Messico in una zona franca e nella eliminazione delle leggi che obbligavano gli imprenditori a pagare un salario minimo ai loro impiegati. Allora, nel caso di Katrina, ci misero 13 giorni per formulare quelle raccomandazioni, ora, nel caso di Haiti, sono bastate 24 ore.
Dico che non so se le cose stanno migliorando perché hanno tolto quel documento dal loro sito dopo poche ore. Quindi, forse, qualcuno li ha infomati che non era il massimo. E al suo posto ne hanno messo un’altro molto più «sensibile». Per fortuna, i corrispondenti di Democracy Now, sono riusciti a scovare il primo documento su Google. Ma quello che hanno visto nel sito è la parte più morbida di «quello che si deve tenere a conto mentre aiutiamo Haiti». Mezzo nascosta si trova l’affermazione che «le riforme necessarie per la democrazia e l’economia haitiane sono già in grave ritardo».
Per noi è necessaria la garanzia che gli aiuti a Haiti assumano la forma di sovvenzioni e non di prestiti. Questo è un punto critico. Si tratta di una popolazione già soffocato dal debito estero. Questo disastro da un lato è naturale – un terremoto – ma da un altro lato è provocato ed è stato peggiorato dall’impoverimento degli haitiani, a cui ha contribuito la complicità dei nostri governi. I disastri naturali sono peggiori in paesi come Haiti per esempio per l’erosione dei suoli che si verifica quando la povertà obbliga i settori marginali a costruire le loro case in condizioni precarie. Tutti questi fenomeni sono intrecciati. Ma non possiamo permettere in nessun caso che questa tragedia – in parte naturale e in parte artificiale – sia usata per provocare un ulteriore indebitamento di Haiti né per imporre politiche che favoriscano le nostre corporations. E questa non è una teoria sulle cospirazioni. L’hanno già messa in atto un’infinità di volte.
Intervento pronunciato giovedì
15 gennaio nel programma di Amy
Goodman «Democracy Now», in onda
quotidianamente su 800 tv degli Usa
citato da Il Manifesto
Il ruolo della giornalista Tina Merlin nel denunciare i responsabili della catastrofe del Vajont , ricordato in una pagina dell’Associazione culturale Tina Merlin. E il comportamento da “pompiere” della grande stampa italiana che cercò di nascondere i fatti, anche attraverso i “grandi giornalisti” come Indro Montanelli.
Collegatevi a:
Una storia esemplare: il percorso dei documenti processuali che svelano tutti i retroscena della tragedia del Vajont e delle complicità della classe dirigente per occultare le responsabilità. Un caso da studiare se vogliamo capire il presente della “politica”.
Collegatevi a:
http://paoblog.wordpress.com/2009/12/15/vajont-i-segreti-del-processo/
e anche a:
www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/sisma-aquila-13/archivio-vajont/archivio-vajont.html
riportato da Il Manifesto
- TAGLIO MEDIO | di Maurizio Matteuzzi
SCENARI – Il futuro del ricco paese più poveroLa posta in gioco dello scontro umanitario
La prima ad alimentare i sospetti che gli «aiuti umanitari» dispiegati dagli Usa a Haiti dopo il terremoto non fossero altro che un nuovo capitolo nella storia della «shock economy», del «capitalismo dei disastri» (tipo uragano Katrina) è stata Naomi Klein. Ma c’è anche chi si spinge oltre e dischiude uno scenario sconosciuto su Haiti, «il paese più povero dell’emisfero occidentale».
Uno scenario che racconta di una Haiti ricchissima, strabordante di risorse naturali. Una realtà finora sconosciuta ai più (ma non a tutti…) che risulta da un lungo articolo scritto per Global Research, organismo non-profit di ricerca sulla globalizzazione basato a Montreal, in Canada (www.globalresearch.ca), da F. William Engdhal. Per lui, dietro le bubbole umanitari, la Haiti post-terremoto è in realtà il teatro «di un dramma per il controllo di quella che i geo-fisici ritengono possa essere una delle zone più ricche del mondo in idrocarburi al di fuori del Medio Oriente, forse anche maggiori di quelli del vicino Venezuela», nonché dell’Arabia saudita.
Engdhal cita il «fato geologico» che ha piazzato Haiti su una delle «più attive zone geologiche del mondo», all’intersezione di tre placche tettoniche – quelle di Nord-America, Sud-America e Caraibi – il cui perenne movimento-scontro di 50-100 mm l’anno provoca i terremoti ma può «spingere verso l’alto grandi volumi di petrolio e gas». Un «fato geologico» dimostrato, nel 2008, dalla scoperta da parte di un consorzio di compagnie guidato dalla spagnola Repsol, di un giacimento «super-gigante» da 20 miliardi di barili nelle acque di Cuba, che ha catapultato i presidenti russo e cinese, Medvedev e Hu Jintao, a stringere «rapporti strategici» con l’Avana.
A riprova delle sue affermazioni Engdhal scrive che «nel 2005, un anno dopo che l’amministrazione Bush-Cheney rovesciò nei fatti il presidente eletto democraticamente di Haiti, Jean-Bertrand Aristide, un team di geologi dell’Institute for Geophysics dell’università del Texas avviò un ambizioso programma e la mappatura in due fasi di tutti i dati geologici del Bacino dei Caraibi». Un programma «miliardario» da completare nel 2011 e sponsorizzato «dalle maggiori compagnie petrolifere del mondo», Chevron, ExxonMobil, Shell e BHP Billitop…
Guarda caso, proprio ora «emerge che le maggiori compagnie petrolifere erano come minimo consapevoli da lungo tempo» (almeno dal ’79, anno delle prime perforazioni sul Plateau Central e nell’isola di Gonaïve), «dell’enorme potenziale petrolifero della regione. Ma decisero di starsene zitte».
Engdhal ricorda poi come Aristide, rovesciato due volte da golpe entrambi, per quanto con modalità diverse, «U.S. backed» (nel ’91 con Clinton, nel 2004 con Bush jr), aveva annunciato un piano dettagliato, in partnership pubblico-privato, per sviluppare le risorse mimrarie haitiane in favore della popolazione e non solo delle 5-10 famiglie dell’oligarchia e dei loro supportes haitiani, le «Chimères», spacciati come «società civile» e in realtà bande di gangsters.
«Dalla cacciata di Aristide nel 2004, Haiti è stata un paese occupato» da una missione Onu che in molti più che una forza di stabilizzazione vedono come una forza di occupazione, «con un presidente eletto fra molti sospetti quale René Préval, un controverso seguace delle imposizioni privatizzatrici dell’Fmi e stando alle voci correnti legato alle “Chimere” e all’oligarchia haitiana, che appoggiò la rimozione di Aristide». Lo stesso Aristide, che nonostante la deriva politica e le mattane personali, resta popolarissimo fra le masse haitiane e di cui sia il dipartimento di stato Usa sia Préval «impediscono il ritorno dall’esilio in Sudafrica».
Secondo l’articolo, gli Usa, la Francia e il Canada «puntano alla balcanizzazione di Haiti per il controllo delle sue risorse minerarie». Gli Usa vogliono Port-au-Prince e l’isola di Gonaïve col suo off-shore che anche la Francia pretende, il Canada aspira al nord del paese.
Per concludere. «Un’occupazione militare Usa di Haiti, sotto il pretesto degli “aiuti” post-terremoto, darebbe a Washington e al business privato ad esso legato un premio geo-politico di prim’ordine. Prima del sisma del 12 gennaio l’ambasciata Usa a Port-au-Prince era la quinta più grande del mondo, paragonabile a quelle di posti strategici quali Berlino e Pechino. Con le nuove enormi scoperte petrolifere al largo di Cuba sfruttate dalle compagnie russe; con i chiari indizi che Haiti racchiude altrettanto grandi riserve di petrolio non ancora sfruttate così come di oro, rame, uranio e iridio; con il Venezuela di Hugo Chávez come vicino meridionale di Haiti, un ritorno di Aristide o un qualsiasi leader popolare deciso a usare quelle risorse a beneficio del popolo di Haiti, costituirebbe un colpo devastante per l’unica super-potenza mondiale. Il fatto che subito dopo il sisma, l’inviato dell’Onu per Haiti Bill Clinton si sia messo insieme con il nemico di Aristide George W. Bush per creare una cosa chiamata the Clinton-Bush Haiti Fund dovrebbe far riflettere chiunque».
Solo fanta-politica ?
- riportato da Il Manifesto
Beppe Grillo , 17.12.05 a Torino
www.youtube.com/watch?v=uwOcKobJbrc&feature=related
Collegatevi al sito www.notavtorino.org
Guardate i video :
www.youtube.com/watch?v=jhA9faot1KY&feature=player_embedded#
www.youtube.com/watch?v=cI-XuC6d7LQ&feature=player_embedded#
I miracoli di Coca&Tola ,
la pozione quasi magica di NanAsterix
Dunque il KKKompare Giuliano (NanAsterix) Pignasca le spara sempre più grosse, ancora più grosse dei suoi zebedei che tutti sanno notevoli , per l’apporto quotidiano della sua bevanda preferita, la Coca&Tola , prodotta e distribuita abusivamente a Luganetia in via Monte Poglia, grazie ad un colpo di fortuna del nostro eroe. Risulta infatti da indagini in corso che questa bevanda sarebbe confezionata grazie alla famosa pozione magica del Druido Panoramix , la cui ricetta è stata scippata agli autori durante una mostra organizzata in occasione del quarantesimo compleanno di Asterix, insieme a Obelix e tutta l’allegra compagnia dei galli, che si era trasferita ai Musei di Porta Romana di Milano dal 12 aprile al 28 maggio 2000, dove appunto sarebbe avvenuto lo scippo.
Riassumiamo il nanAsterixpensiero , da lui mirabilmente sintetizzato in un editoriale sul suo diario pubblico settimanale La notte del sabato ( ma che esce il mattino della domenica) del 14.2.2010.
- In febbraio da noi “sembra di stare in Alaska” , quindi il riscaldamento del pianeta è una bufala
- I “fuchi verdi” ( grazioso nomignolo affibbiato a tutti quelli che non aderiscono al suo pensiero ) suggeriscono le scelte da fare agli “strapagati funzionari nullafacenti federali e cantonali” , i quali , a tutti i costi, dal posto in cui si sono insediati ( il Dipartimento del territorio diretto dal consigliere di Stato leghista MarcObelix dei Borradori ndr ) vogliono “ imporre a cittadini ed enti pubblici spese folli in nome della bufala dell’ecosostenibilità!! “
- Gli standard Minergie sono “ una megacappellata” perché “costano un occhio della testa”
- Se anche da noi abbiamo un inquinamento , tutto dipende dal fatto che ci dobbiamo cuccare “ tutte le polveri fini in arrivo dalla Lombardia, nonché i TIR UE in transito parassitario, come pure 50mila frontalieri che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina” .
- Naturalmente tutto questo è stato causato dai “Bilaterali che i fuchi ro$$o-verdi hanno votato e fatto votare!! “.
- Infine: smettiamola “con la bufala delle energie rinnovabili” perché, ad esempio, “ i pannelli solari producono energia ad un prezzo che è da 4 a 5 volte quello dell’elettricità prodotta dalle dighe!!” ( Uellaa!!!)
Da noi intervistato il consigliere di Stato leghista MarcObelix dei Borradori, che dirige il Dipartimento del Territorio ( luogo in cui si elabora la politica ambientale del Cantone Micino in fatto di risparmio energetico ed energie rinnovabili ) si è detto ufficialmente esterrefatto per queste dichiarazioni del suo capo. Tuttavia ( a microfoni spenti ) ci ha poi confessato che, appunto grazie alla pozione Coca&Tola , siamo normalmente confrontati con un caso di sdoppiamento della personalità , dove due persone diverse convivono felicemente con generale soddisfazione. La prima personalità ( quella che MarcObelix è tenuto a rappresentare in governo) conosce benissimo i problemi ambientali ed apprezza la politica del suo Dipartimento. La seconda personalità , che si manifesta quando la pozione magica entra in funzione, è tenacemente avversa ad ogni discorso rosso/verde e fortemente incline al colore nero ( “le male lingue insinuano sia a causa dei suoi interessi edili a Luganetia “ ci dice MarcObelix ) , e questa personalità riesce mirabilmente a fingere di identificarsi con una parte notevole della “ Gens “ che crede a queste cose ( molto numerosa ) , di cui sa imitare il linguaggio e le preoccupazioni quotidiane. Questa, ci ha dichiarato candidamente l’onorevole , è la chiave del suo successo straordinario ed egli ( MarcObelix ) confessa di faticare talvolta a distinguere quale sia NanAsterix e quale il Giuliano Pignasca. Ma questo non gli impedisce di dare del tu ad entrambi e di avere con loro due un rapporto di viva simpatia e di stima reciproca.
L’unica perplessità che MarcObelix dei Borradori ci ha manifestato ( pregandoci però di raccontarlo in giro solo sorridendo ) 
è che lui stesso talvolta si sente smarrito, ed ha l’impressione di aver bisogno della pozione magica per riuscire ad andare d’accordo con se stesso e le sue molteplici personalità. Tuttavia, dopo un attimo di sbandamento, e facendo appello alla sua cultura, si rende conto che in fondo lui riesce benissimo a farne a meno, proprio perché ricorda che, da piccolo, è rimasto immerso per un certo tempo nel paiolo contenente la pozione di Panoramix.
Che dire? La Repubblica del Cantone Micino avrà sicuramente un radioso futuro alle spalle fin quando il segreto della pozione quasi magica Coca&Tola resterà tale. I Romani potranno continuare a dormire sonni tranquilli, Asterix ed i suoi amici resisteranno nel loro villaggio immaginario fino alla fine, mentre i Micinesi continueranno allegramente a prenderlo in quel posto. Fin quando ?
La redazione del Blog www.ponterossonews.wordpress.com
Alfredo Quarta, Claudio Rima, Enzo Ritter, Bruno Strozzi
Riprendiamo da La Regione Ticino una lettera di un lettore attento che ci ricorda come il “termovalorizzatore” di Giubiasco sia una fonte di elementi inquinanti pericolosi, e come dietro il sovradimensionamento ci possano essere grandi affari occulti. Noi richiamiamo l’attenzione sull’attuale silenzio dei media sul problema, e crediamo che ai cittadini abitanti della regione vadano dette alcune cose che ancora mancano nell’informazione. L’aver inserito in un contesto urbano fortemente abitato una fonte permanente di inquinamento dell’aria e delle acque, in nome della soluzione “razionale” dello smaltimento dei rifiuti, è stata una scelta sciagurata. Tacere sulle conseguenze sull’ambiente di questa scelta potrebbe riverlarsi un atto ancora più gravido di conseguenze nefaste.
Per una valutazione di una parte dei problemi posti dalla scelta fatta con l’inceneritore di Giubiasco, si riveda la trasmissione FALÒ del 23.7.09 Fuoco alle caldaie , che ha però lasciato in secondo piano la ricaduta ambientale sull’intero territorio, privilegiando , nel dibattito, unicamente il discorso economico ( Bignasca vs. Savoia ).
Clicca su:
http://la1.rsi.ch/_dossiers/player.cfm?uuid=df70bcfe-c538-49e8-b922-e1e828c870a8
L’invito a discutere è aperto a tutti.
Rifiuti, una miniera d’oro
di FRANCO TOGNOLA, BELLINZONAUn cosiddetto termovalorizzatore di rifiuti in effetti è una centrale termoelettrica (impianto per la produzione di energia elettrica mediante calore) che, al posto dei tradizionali combustibili fossili (carbone, gas e gasolio) o nucleari (uranio), brucia rifiuti, con la sostanziale differenza che i combustibili convenzionali costano, e vanno pagati ai fornitori, mentre il combustibile-rifiuti è il fornitore (in ultima analisi noi consumatori) a pagarlo, un tanto alla tonnellata. L’elettricità prodotta viene poi venduta in rete, a prezzo di mercato (ovviamente liberalizzato, nell’interesse dei consumatori).
Doppi profitti quindi nella gestione di un termovalorizzatore: prima con i rifiuti, poi con l’elettricità. “Rifiuti: una miniera d’oro” titola emblematicamente il numero 03/09 di “Environnement” (www.environnement-suisse.ch/magazine), trimestrale dell’Ufficio federale dell’ambiente. La camorra, che da decenni gestisce lo smaltimento rifiuti del Napoletano, questo l’ha capito assai prima di noi, senza ipocrisie, false promesse e nauseante retorica. L’equazione è semplice: più rifiuti da incenerire=maggiori benefici. Nessuna meraviglia allora se l’ecomostro di Giubiasco è palesemente sovradimensionato, e già si mendicano rifiuti altrove.
Nessuna meraviglia se ci si barcamena nell’introduzione della tassa sul sacco (meno 40% circa di rifiuti da incenerire), lasciando legiferare in materia i singoli comuni invece d’introdurla per decreto governativo, in ossequio alla legge di causalità (chi inquina paga). Nessuna meraviglia se si scoraggia ufficialmente il riciclaggio della plastica (15% dei rifiuti domestici), ottimo combustibile il cui incenerimento però sprigiona un micidiale cocktail di sostanze cancerogene. E così, a prescindere dalle 4 tonn/anno di ceneri altamente inquinanti (diossina) depositate nella Mesolcina dei rinomati grotti e dei 5’000 l/ora di acque inquinate dal lavaggio dei filtri scaricati nel fiume Ticino (tanto si diluiscono), i supercamini del bioinceneritore eruttano giorno e notte, senza tregua, una miscela gassosa, inodore e incolore (impercettibile ai nostri sensi), di sostanze tossiche, velenose e cancerogene: polveri fini (Pm10) e finissime (Pm 2,5 e Pm1), Piombo, Zinco, Mercurio, Cadmio, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, acido cloridrico, acido fluoridrico, ammoniaca, diossine, furani e, “dulcis in fundo”, un po’ di arsenico (dati dipartimento Territorio). Sostanze tossiche cortesemente somministrateci in dosi omeopatiche con la benedizione dei tutori del nostro ambiente, gli stessi che, per motivi di salubrità dell’aria ci proibiscono di bruciare le foglie secche dei nostri orti. Alégar.
Ascoltate questa intervista:
http://www.youtube.com/watch?v=exYiYabLtEw
Gurdate il testo dell’interpellanza del 2007 da parte del compianto Giorgio Canonica e cofirmatari
http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/interrogazioni/158.07.htm
Pubblichiamo da oggi degli estratti dal Rapporto sul clima del Dipartimento federale dell’Ambiente, relativi alle previsioni dei diversi pericoli nuovi prodotti dai cambiamenti del clima. Vogliamo con questo attirare l’attenzione sulla necessità di assumere un diverso atteggiamento verso questi problemi a proposito delle opere di premunizione necessarie.
“ 2.3.3.2 Eventi legati alle precipitazioni.
Forti precipitazioni: in autunno si prevede che i valori estremi saliranno anche del 10% a Nord delle Alpi e del 20% a Sud delle Alpi. In inverno e primavera, l’aumento oscillerà tra lo 0 e il 20% su en-trambi i versanti alpini. Nella peggiore delle ipotesi, un evento che attualmente si verifica ogni 100 anni potrà in futuro ripetersi ogni 20 anni. L’effetto combinato di punte d’intensità più elevata e durate prolungate delle precipitazioni si tradurranno in un aumento del volume delle precipitazioni. Ancora molto incerte invece le previsioni per la stagione estiva. Piene, frane e colate detritiche: con l’aumento dell’intensità e dei picchi estremi delle precipitazioni crescerà anche il rischio di piene, frane e colate detritiche. In inverno, l’incremento delle precipitazioni e l’innalzamento del limite delle nevicate comporteranno rischi maggiori di piene nei grandi bacini im-briferi dell’Altopiano. In estate, le piene diminuiranno specialmente a bassa quota (precipitazioni meno abbondanti e maggiore evaporazione), mentre a Sud delle Alpi si prevede un acuirsi del fenomeno delle piene nel periodo invernale e primaverile. Le condizioni idrometeorologiche autunnali continueranno ad essere decisive per i valori annuali delle piene. L’aumento delle precipitazioni fa supporre un incremento dei fenomeni di piena. Il rischio di instabilità dei versanti (franamenti, caduta di massi, crolli in massa di pareti di roccia) e di colate detritiche si aggraverà soprattutto per l’effetto combinato delle temperature in rialzo e della maggiore frequenza di precipitazioni estreme. Le zone più colpite saranno quelle che attualmente sono ancora coperte da ghiacciai o dove il suolo è perennemente gelato. Valanghe: la frequenza delle valanghe di grossa entità causate da nevicate estreme non diminuirà. È ancora presto per elaborare previsioni precise sugli eventuali cambiamenti che si verificheranno in questo settore. Siccità: in seguito all’aumento delle precipitazioni medie e del numero dei giorni con precipitazioni da un lato e al potenziale aumento dell’evaporazione dall’altro, in estate saranno più frequenti i lunghi periodi di siccità. Andremo pertanto incontro a conflitti di interessi più frequenti tra esigenze contrapposte (ad es. quelle legate all’agricoltura, alla produzione di elettricità e alla pesca) e regioni diverse. “
Guardate questo documentario nel quale viene presentata una versione iperottimistica delle qualità dell’inceneritore di Giubiasco.
http://www.elettricitaperdomani.ch/videos/energia-pulita-dai-rifiuti?utm_source=nl_6
Apriamo qui un dibattito su “ quali sono le parole che nascondono i fatti reali ?” , soprattutto riferendoci all’intervista di Marco Borradori .
- Prima domanda : come è possibile definire “energia pulita“ l’energia elettrica prodotta dagli inceneritori ?
- Seconda domanda : per quali ragioni questa energia viene presentata come energia rinnovabile , quindi assimilata a quella solare o eolica ?
- Terza domanda : perché in questo discorso non vi è il minimo accenno agli elementi inquinanti e pericolosi per la salute che l’inceneritore immette comunque nell’atmosfera e nelle acque ( ma che per altro vengono considerati “accettabili” ) ?
INVITIAMO TUTTI GLI INTERESSATI AD INTERVENIRE NELLA DISCUSSIONE ED A PARTECIPARE AL SONDAGGIO.
Ascoltate questa intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini:
http://www.youtube.com/watch?v=exYiYabLtEw
Guardate anche il testo dell’interpellanza del 2007 da parte del compianto Giorgio Canonica e cofirmatari:
http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/interrogazioni/158.07.htm
Riascoltate il racconto della tragedia del Vajont: perché fu causata dagli uomini e non dalla natura
Lo straordinario lavoro dell’attore e regista Marco Paolini che ricostruì nei dettagli e con i documenti i motivi per cui morirono, l’8 ottobre 1963, più di mille persone quando la frana del Monte Toc precipitò nel lago artificiale creato dalla diga idroelettrica costruita nella valle del Vajont, e poi tracimò oltre la diga distruggendo in un attimo il paese di Longarone e altri villaggi vicini .

Riproponiamo qui la seconda parte di quel racconto trasmesso dalla RAI, in diretta dalla diga del Vajont , dove Paolini spiega come e perché l’unica causa di quella tragedia non fu la fatalità ma il comportamento irresponsabile e criminale dei dirigenti della SADE e del governo italiano.
Se volete prima leggere una sintesi di questa storia, guardate lo scritto della giornalista Tina Merlin, che fu la prima a denunciare il pericolo rappresentato dalla diga del Vajont.
http://www.tinamerlin.it/Pubblicazioni/Vajont_6-9.aspx
Ora ascoltate Marco Paolini su www.worldtv.com/ponterossotv
Chi ha la la pazienza di ascoltare per intero questa lunga e drammatica descrizione, riesce a capire come e perché gli enormi interessi materiali che erano legati alla diga del Vajont sono stati in grado di occultare fino all’ultimo i pericoli che si andavano man mano accumulando, impedendo di dare l’allarme alla popolazione.
Sono trascorsi 46 anni, ed a tutt’oggi i discendenti dei morti del Vajont ancora non sono riusciti ad ottenere dal governo italiano un gesto ufficiale di scusa. Il presidente Napolitano si è rifiutato di ricevere personalmente una delegazione da Longarone che chiedeva un gesto simbolico verso le vittime, ed ha mandato invece un funzionario la cui prima domanda è stata “ma voi volete dei soldi ?” .
Vedi anche questa intervista a Mario Pozzobon, figlio di vittime del Vajont, invervistato nel 2007 da una giornalista spagnola. http://www.youtube.com/watch?v=CqfUygVA550 1. parte
http://www.youtube.com/watch?v=PSS6klbiLc8&feature=related 2.parte
Il dopo Vajont è stato ancora peggio della tragedia del 9 ottobre 1963. Questa storia è stata ricostruita dalla giornalista Lucia Vastano nel libro “Vajont. L’onda lunga” , Editrice Ponte alle Grazie.
Una trasmissione de “LE IENE” nel 2007 aveva ripercorso alcuni momenti del dopo Vajont, intervistando diversi sopravvissuti ( fra cui Mario Pozzobon, ed il sindaco di Erto ). La riproponiamo qui.
http://www.youtube.com/watch?v=mWaJIDcO6jM&feature=player_embedded#!
Segnaliamo volentieri questo lucido omaggio alla giornalista Tina Merlin, la donna che per prima denunciò il pericolo rappresentato dalla diga del Vajont.

http://www.ticinonews.ch/articolovideo.aspx?id=191473&rubrica=2
http://www.youtube.com/watch?v=hADpiSxtPnw
La popolazione del Cantone Ticino in questi giorni sta “scoprendo” un pericolo che incombe su un abitato e sull’autostrada N2, la frana sopra Preonzo ( il Valegion ). I media ne parlano soprattutto perché sotto c’è una zona industriale che deve essere evacuata. Ma da quanto tempo il problema era conosciuto ? Perché negli anni passati si è permesso di costruire proprio sotto questo pericolo incombente ? La frana, si dice, si muoveva molto lentamente. La situazione era “sotto controllo”, così sovente si diceva per rassicurare.
Ma per quali motivi questa parte di montagna si sta muovendo e cadrà a valle ? Quali ne sono le caratteristiche ?
Prossimamente presenteremo dei materiali che possano farci capire le ragioni di questa situazione, che è del resto molto simile a tante altre nella regione alpina, e da noi come la valle Pontirone e la valle Calanca, o come il Crenone ( da cui scende il riale Vallone ), dove la parte di montagna che si sta muovendo ( il Püpon ) rappresenta un pericolo ben più grave perché potrebbe chiudere la valle di Blenio e formare un lago come nel 1512, con la Buzza di Biasca.
Si apre in Italia, con la decisione del Parlamento che proibisce la trasmissione dei contenutti di intercettazioni telefoniche, un nuovo capitolo per il diritto all’informazione. Affaire a suivre…
Nel momento in cui la crisi economica sta investendo pesantemente l’UE e l’euro sta precipitando, ci sembra necessario avere un occhio attento ai fatti più clamorosi che hanno preceduto la fase attuale. La “decapitazione” della classe dirigente polacca avvenuta con l’incidente aereo di Smolenk, che ha eliminato i principali uomini politici e militari insieme al Presidente della Banca nazionale, continua a non avere una spiegazione certa. La Polonia era l’unico paese UE ad avere una crescita economica grazie ad alcune scelte coraggiose dei massimi organismi economici. Quali cambiamenti saranno imposti a questo Paese dopo questi fatti ?
Il servizio giornalistico che viene presentato in questo video mette in evidenza una serie di interrogativi inquietanti. Possiamo pensare che tutto questo non ci riguardi e non abbia conseguenze sull’intera economia europea, Italia e Svizzera compresa ?
27 aprile 2010 — Servizio della Giornalista Jane Burgermeister, nota per le sue inchieste sulla pandemia del vaccino antiinfluenzale,
( vedi questa intervista su http://www.youtube.com/watch?v=vjMmt5XLSP0&feature=related ) ,
sul recentissimo incidente aereo in cui sono “stati decapitati” ( cosi hanno ordinato a tutti i media di scrivere ), i vertici del Governo Polacco.
Cosa la versione ufficiale non dice.
Collegatevi a
Quale era la situazione a Pianura ( Napoli ) ? Come è oggi ? I rifiuti sono spariti dalla TV grazie al “miracolo” berlusconiano, quali problemi sono stati risolti ?
17.01.08 – La battaglia dei rifiuti
di Massimo Cappon
Collegatevi in ADSL a :
La giornalista Lucia Vastano aveva descritto e denunciato quanto è successo negli anni seguenti la tragedia ( Lucia Vastano – Vajont, l’onda lunga – Ed. Ponte alle Grazie ) .
A quella denuncia è seguito il silenzio della grande stampa e dell’editoria che fa opinione. Crediamo sia necessaria oggi un’azione coordinata tra diversi Blog in Italia e non solo per tentare di rilanciare l’attenzione sull’enormità di quanto è successo, e sulle ragioni strutturali della “politica” per nascondere all’opinione pubblica le implicazioni della scelta di far sparire la memoria e di contemporaneamente permettere che una montagna di denaro, sotto il simulacro della ricostruzione, finisse in realtà in altre mani, lasciando invece ai sopravvissuti l’insulto delle briciole e la negazione della memoria individuale.
Guardate queste due parti di un documentario che trovate in rete, dove nel primo viene spiegata quale è stata l’origine del progetto della diga e nel secondo (con intervista a Lucia Vastano ) che cosa è successo durante e dopo il processo per il Vajont.
Andate su www.worldtv.com/ponterossotv
Per rilanciare l’attenzione sulla necessità di una informazione rinnovata, in rete e non, a proposito della pericolosità dell’ inquinamento prodotto dall’inceneritore di Giubiasco, vi invitiamo a rivedere il dibattito che si era sviluppato sul portale web INFOPINO. ( www.infopino.ch ) e sul sito OKKIO (www.okkio.ch )
Andate su :
http://search.autocompletepro.com/searchresults.aspx?adsenseFill=false&useAdwords=false&cl=1&sitesearch=infopino.ch&q=giubiasco inceneritore&si=3104&cc=CH&p=1
e poi su
www.okkio.ch
Una sintesi dei problemi legati ad una gestione pubblica fallimentare della protezione dai pericoli naturali. La storia delle ragioni che hanno portato a 2 morti evitabili in 13 anni , a causa di scelte avventuristiche operate dalle autorità cantonali ( Dip. del Territorio ) in nome del “risparmismo” . Una storia che ha portato ad una denuncia penale contro lo Stato del Cantone Ticino, tuttora in corso.
La nostra associazione attenderà una decisione finale da parte della Procura prima di pubblicare i documenti in proprio possesso, parte dei quali sono citati nella ricostruzione storica che trovate nel sito.
Guardate questi video se volete capire perché l’industria chimica ha inventato le false malattie e perché la pianta della canapa è sparita , diventando clandestina.
http://www.youtube.com/watch?v=9sclxSOAyyQ&feature=related
e
- http://www.youtube.com/watch?v=JUMmUNWqM68
- http://www.youtube.com/watch?v=vCaRFRB-Lpc
- http://www.dailymotion.com/video/xebd6m_dallindia-alla-cina-emergenza-inond_news
- http://www.dailymotion.com/video/xecvqe_incubo-maltempo-in-asia-il-continen_news
- http://www.dailymotion.com/video/xeemkm_alluvioni-in-pakistan-paese-in-gino_news
Aggiornate voi in tempo reale le notizie dal Pakistan inviando filmati trovati in rete a ponterosso@ponterosso.ch . Grazie.
Sul sito del Newyork Times alcune drammatiche immagini dal Pakistan:
http://www.nytimes.com/slideshow/2010/08/22/world/asia/0823-Pakistan-floods-slideshow-13.html
Cari amici, vi segnaliamo l’archivio di Dario Fo e Franca Rame che contiene tutti i documenti della carriera di questi due straordinari protagonisti della cultura teatrale italiana.
Ci piace in questa occasione rivedere qui una delle scene più famose dello spettacolo Mistero Buffo, il dialogo tra Papa Bonifacio VIII e Gesù.
http://www.youtube.com/watch?v=NUW3-fn0iqE
Per vedere l’Archivio cliccate su
Un caso tragico ce l’ha fatto scegliere, ma il significato del nostro nome è diventato quello di un “ponte” da lanciare attraverso le informazioni per costruire nuovi collegamenti tra i fatti che accadono nel mondo , e tentare di far passare un nuovo modo di leggere la realtà. Niente di nuovo sotto i ponti si potrebbe obiettare. Ebbene sì, però da sempre il “nuovo” sta in una diversa lettura del “vecchio” , per scoprirvi sempre nuovi significati. Che tutto questo debba avere il segno rosso, non è obbligatorio. Ma a noi piace pensare che , solo se siamo capaci di reinterpretare i valori legati all’antico “rosso”, potremo far nascere una nuova primavera piena di colori.
Dal Blog di Beppe Grillo riportiamo questa intervista ad uno dei pochi giornalisti italiani che ha cercato di documentare quanto sta succedendo realmente in Italia.
Intervista a Riccardo Iacona.
“Faccio un mestiere che è un bel privilegio perché mi porta fuori, tanto fuori, e ho passato gli ultimi due, tre anni della mia vita a sentire le storie degli italiani, a seguire le vicende più importanti di questo Paese, quelle che noi riteniamo più importanti, ecco perché ho scritto il libro… perché sentivo il bisogno di fermarmi un attimo dal flusso della comunicazione, giri, monti, mandi in onda… per cercare di vedere le vicende che avevamo trattato con l’occhio rivolto verso il futuro. Ho scoperto tante cose facendo i reportage di PRESADIRETTA, per esempio che questa democrazia si sta restringendo, che questo è un Paese meno libero, già lo è adesso, non è un pericolo per il futuro, già adesso è meno libero e ne ho le prove. Ho le prove. Per esempio troverete dei capitoli dedicati alla politica sull’immigrazione, al contrasto alla cosiddetta clandestinità, chiaramente lì si è esercitata una censura, tutta la stagione dei respingimenti, i milioni di telespettatori, di italiani che si informano solo guardando uno o due canali generalisti della televisione italiana che sia Mediaset o RAI, non hanno avuto gli strumenti per capire cosa stava succedendo nel Canale di Sicilia e questa è una cosa grave, è grave perché falsa la democrazia. Se vi ricordate, era il 2009 quando ci sono stati i primi respingimenti nello spazio di un mese si è andati anche a votare, ci sono state votazioni importanti dove la Lega ha avuto un grosso successo, vi ricordate lo sfondamento oltre il Po? Se ne è parlato moltissimo, il 15% conquistato a Reggio Emilia dove la Lega è diventato il secondo partito della città, il quasi 14% in tutta la Provincia, dove la Lega è diventato il terzo partito della Provincia di Reggio Emilia, stiamo parlando a casa di Bersani, di Prodi, la Lega fa più che Sinistra e Libertà e dell’Italia dei Valori.>La Lega ha utilizzato la politica del respingimento in campagna elettorale e su quello ha costruito il consenso e l’ha potuto fare perché le bugie che troverete tutte elencate in maniera maniacale, virgolettate, del governo, nessuno le ha potute smantellate perché le trasmissioni non se se nono occupate, perché questo è un Paese dove l’informazione nella sua parte più importante va dietro all’agenda dei temi che decide la politica.
Un altro aspetto mi ha convinto a scrivere il libro, sui temi importanti, quelli dalla cui risoluzione si decide dove va l’Italia, immigrazione, perché sull’immigrazione si gioca il terreno della futura integrazione, non dobbiamo pensare ad adesso, dobbiamo pensare ai nostri figli, ai figli dei nostri figli, quindi dobbiamo costruire un percorso nel quale, con delle regole rispettate, sia possibile l’integrazione in Italia, sui temi della formazione, come quelli della scuola, sui temi della grande criminalità organizzata, sui temi della casa che significa riprogettare le città… sono tutti temi di media, lunga distanza, che richiedono, se li vuoi affrontare, delle politiche alte, che non possono giocarsi sulla propaganda, sul prodotto che ti vuoi vendere alla prossima elezione, la politica non le affronta. Ho trovato un Paese abbandonato dalla politica, si parla sempre male della politica, ma la politica come la immaginiamo noi, come la immagino io, quella con la “P” maiuscola, che si pone il problema di indirizzare il paese da qualche parte, verso il futuro, che non lavora solo sul contingente, sul controllo dell’informazione, sulla bugia, sulla paura, questa politica in Italia manca e se ne sente l’assenza proprio quando attraversi i territori affrontando queste questioni, ecco perché ho scritto “L’Italia in presa diretta“, perché l’abbiamo chiamato “Viaggio del paese abbandonato dalla politica”. un terzo elemento mi ha spinto a essere così iperattivo quest’anno ed è che penso che siamo di fronte a un punto di passaggio importante per la vita politica del nostro Paese, l’Italia può veramente cambiare e cambiare malissimo e sento che tutti devono fare qualcosa, ognuno nel proprio ambito. Ognuno, cercando di fare onestamente il proprio lavoro, può spostare la trincea della libertà di solo un centimetro avanti. Non è il momento di tirarsi indietro e stare a coltivarsi il proprio orticello professionale. Grazie.” Riccardo Iacona
Guardate anche questo su http://www.affaritaliani.it/coffeebreak/riccardo_iacona_libreria_italia_presa_diretta080910.html
Le notizie che non sentite più
http://www.medicalnewstoday.com/sections/aid-disasters/
http://www.businesstoday.org/online-journal/pakistan-flood-political-and-economic-disaster
http://www.savethechildren.org/emergencies/asia/pakistan-floods-2010/
Le immagini che parlano
video
http://www.youtube.com/watch?v=Csd1hngHAm4&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=OkP0lRLu0lE&feature=related
Foto
Ricercate voi:
http://www.youtube.com/results?search_query=Pakistan+flood+disaster&aq=f
DOC.1 ) Il FATTO
Settembre 2010 , Alpe di Scengio in val Pontirone ( comune di Biasca , Alto Ticino ): ordine di demolizione di un rustico riattato.
Si veda il sito del Comitato “Cascine e stalle ” costituitosi per opporsi a questa demolizione. Clicca qui.
Un fatto emblematico, che sta diventando una cartina di tornasole per l’intera situazione della Repubblica e Cantone Ticino ( v. Dipartimento del Territorio . Ufficio delle domande di costruzione e Piani di utilizzazione cantonale ( PUC ) ) a proposito delle riattazioni “abusive” in una situazione di ” vuoto giuridico” e di permessi di edificazione concessi con criteri “volatili” e discriminatori.
La domanda
Perché Biasca e la Valle Pontirone non accettano di essere utilizzati come un capro espiatorio per 30 anni di illegalità in tutto il territorio alpino del Cantone Ticino , dopo aver visto , dagli anni Sessanta ad oggi, i “rustici” ticinesi ( cascine e stalle ) diventare oggetto di interessante business per qualcun altro ?
Guardate il filmato della TSI ( Televisione della Svizzera italiana )DOC. 2 ) Il FEDERALISMO SVIZZERO e le sue ricadute sull’argomento “Rustici”.
Gli effetti devastanti di un “ pensiero unico” applicato a realtà sociali diverse.
DOCUMENTO no. 1
21.6.2007 Una interpellanza del consiglere nazionale ticinese Fabio Abate (PLR) ( cofirmatario Attilio Bignasca (Lega ) e la risposta del Consiglio Federale . Vedi in http://ponterossonews.wordpress.com/interpellanza-del-consigliere-nazionale-claudio-abate-plr-cofirmatario-attilio-bignasca-lega-dei-ticinesi/
( a seguire )
Iraq: missione compiuta
Il 18 agosto 2010 l’ultimo battaglione “da combattimento” americano ha lasciato l’Iraq, varcando il confine con il Kuwait. Il 30 agosto si concluderà ufficialmente la missione “Iraqi Freedom”, e inizierà la missione “New Dawn”, che significa “nuova alba”. Resteranno comunque in Iraq 50.000 militari americani, il cui loro scopo dovrebbe limitarsi all’addestramento della polizia e dell’esercito iracheni. Di fatto però questi soldati saranno completamente armati, e resteranno pronti ad intervenire in qualunque momento, per proteggere i famosi “interessi americani all’estero”. Resteranno insieme a loro 72.000 soldati mercenari (“contractors”), oltre ad una quantità indefinita di tecnici, diplomatici, operatori economici e collaboratori di ogni genere e categoria.
E ora che i giornalisti possono finalmente tornare a parlare con i cittadini iracheni, cominciamo a capire quale sia la realtà che gli americani si stanno lasciando alle spalle.
Visita il sito: www.luogocomune.net
Una notizia come questa oggi rischia di …non fare più notizia.
Perché il mutamento climatico che produce nuovi pericoli con brevi ed intense precipitazioni appare già come una cosa “normale”. Eppure a questa “normalità” ( quasi dappertutto ) non viene ancora prestata una corretta attenzione quando si tratta di programmare opere di premunizione sui corsi d’acqua. Da noi ( CH ) e in Italia la capacità degli strumenti delle amministrazioni pubbliche di anticipare queste situazioni (possibilità che gli strumenti di lettura delle catastrofi ambientali già offrono ) ancora sembra lontana, e ancora sempre di nuovo assistiamo a patetiche esternazioni sulla “imprevedibilità” di questi eventi da parte di persone poste a capo dei servizi pubblici.
Il caso odierno di Prato si tinge poi di grottesco quando un sindaco si rifiuta di decretare un lutto cittadino, dato che i tre morti ( tre donne cinesi ) appartengono ad una etnia che sta provocando problemi sociali con i residenti “italiani”.
Materiale di riflessione che segnaliamo ai nostri tre lettori.
Andate su http://it.notizie.yahoo.com/19/20101005/tit-maltempo-a-prato-polemica-per-no-a-p-59fdfba.html
Ci stiamo occupando da alcune settimane del caso dei cosiddetti “rustici” nel Cantone Ticino. Abbiamo con altri costruito degli strumenti informativi ( sito web e Blog ) sui quali trovate la documentazione sullo stato del problema.
Andate su www.cascinestalle.wordpress.com
e su www.cascinestalle.ch
Il tema dell’inquinamento ambientale dovuto alle discariche dei rifiuti torna prepotentemente in primo piano con i fatti di Terzigno e di Napoli. Un film già visto. Purtroppo il cinismo del sistema politico berlusconiano e la mancanza di prospettive a sinistra sembra condannare la popolazione ad una battaglia disperata. Questo articolo che riprendiamo da una segnalazione su Facebook di Rossaura Shani ( http://www.facebook.com/#!/profile.php?id=1274135556 ), documenta un fatto tanto inquietante quanto grottesco: le prove degli effetti devastanti delle discarche le dobbiamo trovare nella natura che viene violentata , piuttosto che nelle morti silenziose delle persone a causa dei tumori. E questo perché la documentazione sulle cause di morte delle persone viene secretata. E questo avviene pure per gli effetti degli inceneritori ( “termovalorizzatori” , nel linguaggio di fans e sponsor ). Acerra o Giubiasco non fa differenza, cambia solo la latitudine.
Andate su
e poi guardate questo breve video su http://www.youtube.com/watch?v=t6qkvwhZLMg
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Autore
|
Zocchetti, Igor |
| Titolo | Storia delle catastrofi naturali in Ticino. Le alluvioni del 1868, 1951, 1993 : avvenimenti, reazione sociale e reazione politica |
| Edizione | Friburgo : Università di Friburgo, Facoltà di Lettere, Dipartimento di storia contemporanea generale e svizzera, 2004 |
| Localizzazione segnatura |
Biblioteca cantonale di Bellinzona / Doc. Regionale Segn.: BCB 1.6 ZOCC |
| Osservazioni | Lavoro di diploma che prende in considerazione tre fenomeni alluvionali del canton Ticino, dal 1868 al 1993, ed analizzato in modo sistematico nel dossier Alluvioni in Ticino. L’autore non intende tracciare la storia naturale ticinese, quanto piuttosto esaminare la storia politica e sociale del cantone per quanto concerne la reazione a fenomeni estremi della natura, quali le alluvioni e le esondazioni (prevenzione, azioni di soccorso, riparazione danni, indennizzi, pianificazione territoriale, ecc.). La scelta delle tre alluvioni citate nel titolo, malgrado ve ne siano state altre di pari gravità, è motivata dalla quantità ed attendibilità delle fonti informative reperite presso archivi, biblioteche, articoli di stampa, pubblicazioni varie. È stato così possibile mostrare l’evoluzione culturale nel gestire tali eventi rovinosi, fino ad arrivare alla nascita di una “cultura della catastrofe” oggi più che mai presente. |
Una valutazione puntuale di quanto è successo in Veneto ( dimensioni e cause ) è stata pubblicata su un sito italiano . La segnaliamo perché è un esempio di analisi che mette sul tappeto tutti gli elementi che sono intervenuti a rendere possibile una catastrofe senza precedenti, che ( con i parametri applicati in passato per interpretare ) oggi appare incomprensibile. La persona che ha scritto l’editoriale del sito , ha introdotto una serie utilissima di dati che servono a far capire come, proprio solo se si terrà conto di quei dati di fatto, si potrà riuscire in futuro ad evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi.
Le piogge brevi ed intense sono sempre più all’origine di disastri ambientali che appaiono ormai quasi una normalità. Tuttavia quando accadono si pensa spesso genericamente a problemi di “dissesto idrogeologico” del territorio quali cause, e poco invece si pensa ai modi in cui si è costruito, cementificando ed asfaltando il territorio, senza preoccuparsi del rapporto di questo con il regime delle piogge. La diminuzione delle capacità di assorbimento del terreno in situaziuone urbana attraversata da corsi d’acqua anche di piccola entità è infatti una delle prime cause delle esondazioni dei corsi d’acqua.
L’area di Genova e dintorni è da tempo soggetta a pericoli di questo tipo, data anche la forte pendenza dei corsi d’acqua che attraversano le aree urbanizzate esterne al centro storico. Quanto sta succedendo in questi giorni dovrebbe portare ad una diversa attenzione dei media a questi fenomeni. Sembra invece che l’assuefazione sia tale da far sparire la notizia una volta passata l’emergenza, e senza che una riflessione sia stata fatta. Conseguenza: l’emergenza diventa “normalità” senza aver prodotto contromisure di alcun tipo.
Per chi vuole leggere notizie e o vedere filmati su Youtube basterà cercare “Genova alluvione” o simili per trovare tanti dati. Le analisi dei dati invece dove le possiamo leggere ?
Ci limitiamo qui a segnalare queste immagini per iniziare :
Per vedere alcuni filmati sull’alluvione del 4 ottobre 2010 andate su:
http://www.youtube.com/watch?v=MbujBFaGuEI&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=_wsQ-u5ANwM&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=eVTDvXUHQiw&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=705kRBUTMVU&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=Z9mdE8_cGCg&NR=1
http://www.youtube.com/watch?v=qJxoqA1TQN4&feature=related
Vedi anche l’intervista al sindaco di Genova signora Marta Vincenzi:
http://www.youtube.com/v/a16T4HuBFoY?fs=1&hl=it_IT”></param><param
La giornalista Lucia Vastano ci invita a sottoscrivere una petizione sul Vajont per tener viva la memoria dell’oltraggio fatto ad un’intera regione. La lezione del Vajont è tutta da apprendere. Capire quanto è successo nell’Italia del boom e ricordare alle nuove generazioni una tragedia costruita ad arte, con la diretta complicità del governo.
Riportiamo di nuovo un video già segnalato su questo blog, che spiega che cosa è successo dopo la tragedia : i risarcimenti ridicoli ma negati a 600 sopravvissuti , la beffa dei finanziamenti pubblici distribuiti in tutto il Triveneto a scapito delle popolazioni colpite , il processo trasferito a L’Aquila per bloccare un giudice seriamente intenzionato a far luce sulle responsabilità, e conclusosi poi con condanne irrisorie.
L’associazione culturale Tina Merlin ha diffuso il comunicato che vi segnaliamo su .http://www.tinamerlin.it/ . Lo facciamo per tenere aperta una finestra di attenzione a quanto è successo al Vajont, ed alla necessità di rivisitazione di quegli avvenimenti per trarne insegnamenti per il futuro.
Sullo stesso sito è segnalato un video dell’ associazione Filomena che ci spiega in nome di che cosa non si deve lasciare l’Italia. Un esempio da promuovere. http://www.youtube.com/watch?v=mQcAkCKp2Nw
Guardate i dati del radar sulle regioni colpite dal ciclone
Collegatevi a
http://www.explora.rai.it/video/Index.asp?Punt_Id=&vid_id=502
un documento RAI Education che ci dà una sintesi dei problemi della storia del clima sulla terra, parlando di uragani ( i cicloni fuori dalle aree tropicali ). Sulla pagina web di www.explora.rai.it potete trovare i video su argomenti collegati.
I dati del radar sulle regioni australiane colpite dal ciclone Yasi.
http://www.bom.gov.au/products/IDR191.loop.shtml#skip
Ovvero: Le catastrofi naturali non sono tali
Segnaliamo un sito web che sviluppa una informazione a tutto campo sui problemi della gestione del territorio relativamente ai cosiddetti pericoliu “naturali”.
I fatti recenti in Giappone ( terremoto, tsunami, esplosione nelle centrali nucleari ) stanno gradualmente sparendo dai quotidiani. Fukushima sarà presto assimilato ad una specie rara di fungo. La Guerra in Libia per gli italiani è già sparita dentro un fiume di barzellette di e su Berlusconi. Lampedusa diventa un luogo dove si potrebbe costruire un campo da golf , o da proporre come premio Nobel. Spariti i “clandestini” ( dove saranno finiti ? ) dentro le nebbie del Mediterraneo e del Bel Paese. Tecniche vecchie, direte. Certo, ma oggi quest tecniche vecchie sono applicate in quantità industriali all’informazione di massa, e così si inducono i comportamenti di chi trova normale “ricordimenticare” tragedie apocalittiche che sul nostro pianeta stanno crescendo, in nome della chiusura entro una privacy che diventa spesso il solo valore possibile cui aspirare. La realtà è quella che ti fan vedere, e quando sparisce dall’informazione sembra che più non esista.

Ma abbiamo veramente la memoria così corta tanto da farci governare da imbonitori che oggi dicono una cosa e domani la negano , e noi non ce ne accorgiamo ? È una domanda che dobbiamo porci, tutti i giorni.
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Una intervista a Vittorio Arrigoni nella striscia di Gaza: il racconto di un crimine contro l’umanità che i media internazionali continuano a ignorare.
CLASSIFICATI SEI TIPI DI TORNADO
I meteorologi hanno adottato una scala per valutare le “dimensioni” dei tornado; tale scala utilizza sei gradi (da 0 a 5) ed è basata sulla forza del vento e sui danni prodotti da esso.
Grado Velocità del vento in km orari Tipo di tornado
F0 64-116 debole
F1 117-179 moderato
F2 180-253 significativo
F3 254-332 forte
F4 333-419 devastante
F5 oltre 420 incredibile
La scala è stata estesa oltre il quinto grado, fino a F12, corrispondente a una velocità dei venti pari a quella del suono. Sono valori puramente teorici.
Circa i due terzi di tutte le trombe d’aria appartengono alla prima categoria (F0-F1), mentre solo l’1 per cento del numero totale di tornado viene classificato come “violento” (F4-F5).
Riportiamo il messaggio appena ricevuto da Avaaz.org concernente un success ottenuto in Uganda contro una legge omofobica che si voleva adottare.
Cari amici,
Frank Mugisha e altri attivisti coraggiosi pro-diritti umani consegnano la nostra petizione al Parlamento ugandese poco prima che i leader hanno accantonato la pena di morte contro i gay. |
La legge anti-gay ugandese è stata definitivamente accantonata! La settimana scorsa era quasi scontato che passasse, ma dopo 1,6 milioni di firme consegnate al Parlamento, decine di migliaia di telefonate fatte ai nostri governi, il giro del mondo della notizia riguardante la nostra campagna e un’indignazione globale incredibile, i politici ugandesi hanno rinunciato ad adottare questa legge!
E’ stata una battaglia senza esclusione di colpi: gli estremisti religiosi hanno provato a far passare la legge mercoledì, e poi si sono accordati per fissare una sessione d’emergenza del Parlamento venerdì, una tattica mai utilizzata prima. Ma ogni volta, nel giro di poche ore, abbiamo reagito prontamente. Tantissimi complimenti a tutti quelli che hanno firmato, fatto chiamate, inoltrato l’appello e fatto una donazione per questa campagna. Con il nostro aiuto migliaia di persone innocenti della comunità gay ugandese non si sveglieranno questa mattina con una condanna a morte sulla loro testa decisa in base a chi hanno scelto di amare.
Frank Mugisha, impavido leader della comunità gay in Uganda, ci ha inviato questo messaggio:
“I coraggiosi attivisti pro-diritti degli omosessuali ugandesi e i milioni di persone da tutto il mondo si sono uniti e hanno sconfitto questa orrenda legge anti-gay. Il sostegno dalla comunità globale di Avaaz è stato fondamentale per far sì che questa legge venisse bloccata. La solidarietà globale ha fatto la differenza”.
Anche l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari internazionali ha scritto ad Avaaz:
“Grazie mille. Come sapete, grazie alla pressione esercitata e ai vostri sforzi, uniti a quelli di altri rappresentanti della società civile, all’UE e ad altri governi, insieme alle nostre delegazioni e ambasciate lì presenti, questa mattina la legge non è stata presentata”.
La battaglia non è finita qui. Gli estremisti che vogliono questa legge potranno riprovarci di nuovo fra 18 mesi. Ma questa è la seconda volta che siamo riusciti a sconfiggerli, e andremo avanti finché questi seminatori d’odio non si fermeranno.
Debellare le cause più profonde dell’ignoranza e dell’odio che stanno dietro all’omofobia fa parte di una battaglia storica e molto lunga, una delle cause più nobili della nostra generazione. E l’Uganda è diventato uno dei campi di battaglia più importanti, e un simbolo molto potente. La vittoria in quel paese rimbalza in tutti gli altri luoghi in cui c’è bisogno di speranza, a dimostrazione che l’amore, la tolleranza e il rispetto possono sconfiggere l’odio e l’ignoranza. Ancora una volta, un enorme grazie a tutti coloro che hanno reso questa impresa possibile.
Con enorme gratitudine e ammirazione per questa incredibile comunità,
Ricken, Emma, Iain, Alice, Giulia, Saloni e tutto il team di Avaaz.
La notizia sui media:
Legge anti-gay accantonata (in inglese):
http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-13392723
La risposta di Avaaz al risultato positivo sul Guardian (in inglese):
http://www.guardian.co.uk/world/2011/may/13/uganda-anti-gay-bill-shelved
Il Presidente ugandese non ha appoggiato la legge a causa delle “enormi critiche dai gruppi pro-diritti umani” (in inglese):
http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/n/a/2011/05/13/international/i042638D37.DTL
La legge anti-gay rimandata a seguito dell’indignazione generale (in inglese):
http://www.news24.com/Africa/News/Uganda-shelves-anti-gay-bill-20110513
Uganda, nessun dibattito in Parlamento sulla legge contro i gay:
http://www.wallstreetitalia.com/article/1131071/uganda-nessun-dibattito-in-parlamento-sulla-legge-contro-i-gay.aspx

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Giorni fa una parte del Monte Crenone a Biasca si è mossa e dei materiali sono caduti a valle. Sul riale Vallone. Questo avviene perlomeno dal 1512, da quando una porzione enorme della montagna è caduta seppellendo parte dell’abitato di Biasca , chiudendo la valle di Blenio e formando un lago durato due anni. La Buzza di Biasca è ricordata oggi solo per l’immagine di evento straordinario e per le distruzioni prodotte dalla rottura della diga creata dallo scoscendimento, da Biasca fino al Lago Maggiore, ma solo come un evento che riguarda il passato.
Meno ricordato dai media è invece il fatto che le condizioni di pericolosità del luogo, legate alla presenza di un corso d’acqua a forte pendenza ( il riale Vallone ), che periodicamente porta a valle il materiale che ha continuato a cadere regolarmente dalla montagna durante gli ultimi 5 secoli, continuano a sussistere, proprio per le caratteristiche morfologiche e geologiche della montagna.
Oggi, periodicamente, si torna a parlare in occasione di qualche frana “che fa rumore”, del pericolo maggiore rappresentato da una fetta di questa montagna rimasta “sospesa” sul Crenone , dopo la Buzza del 1512, e che la tradizione locale ha chiamato Püpon , quasi a voler umanizzare , esorcizzandolo, il pericolo persistente. Questa massa enorme di roccia, rimasta sul versante sinistro del Vallone, da tempo è in lento e costante spostamento a valle ( vi sono le misurazioni oggi di questo movimento ), e da questa massa periodicamente si staccano porzioni di roccia. Dunque un fenomeno perfettamente conosciuto nella sua dinamica. Forse meno invece quanto alla composizione sotterranea della roccia, e quindi quanto alle possibili modalità con cui potrebbe cadere a valle, a determinate condizioni meteo.
La notizia recente dell’ennesima frana ( vedi La Regione article51 Il Monte Crenone continua a perdere pezzi LA REGIONE 21 6 11 ) ci ha però riportato anche l’ennesima testimonianza di quel ”tranquillante ottimismo” espresso da funzionari cantonali , che negli ultimi 40 anni ha caratterizzato una serie di scelte improvvisate ed irresponsabili a proposito di opere di premunizione necessarie nella regione di Biasca. Questo “ottimismo” ha però passato il segno quando giunge a sostenere oggi che
”le vasche ultimate quasi tre anni fa per proteggere dal rialeVallone la parte alta di Biasca e l’unica via che porta inValle di Blenio, riuscirebbero ad arginare un’eventuale emergenza” ( v. art. cit. )
quando si sa che l’unica vasca costruita su progetto dell’ing. Augusto Filippini , realizzata nel 2007-2008 ( ma progettata già dal 1993 e poi rifiutata dal Cantone nel 1996 !) è stata commissionata e costruita unicamente per cercare di contenere il “normale” flusso di materiale trasportato dal Riale Vallone durante le piene, e non calcolata affatto in funzione di una ipotesi come la caduta del Püpon! Questa è una affermazione ridicola e totalmente irresponsabile, se si tiene conto del fatto che la stessa vasca ( a seguito del compromesso raggiunto dal Comune di Biasca con Alptransit che poi ha eseguito l’opera ), era stata ridotta di ca. 1/3 rispetto alla dimensione originariamente calcolata dall’ing. Filippini dopo l’alluvione del 1993, sulla base del materiale allora trascinato a valle dalle acque. Riduzione che ha portato poi a continuare a lasciar aperto il vecchio alveo del riale a partire dal punto di deviazione a monte.
vedi Progetto Filippini approvato 2006
L’articolo de La Regione cui abbiamo fatto riferimento ha riaperto la domanda sul grado di sicurezza raggiunto per gli utenti della strada cantonale, e l’ipotesi della necessità di una galleria al Ponte Rosso. Su questo punto torneremo nel prossimo intervento.
Questa è la situazione ( immagine da Google Earth )
La storia della tragedia del Vajont dell’ottobre 1963 merita una riproposizione nei media oggi non in quanto avvenimento da “commemorare”, quanto invece come insieme di fatti che, per l’intreccio dei motivi concreti che li hanno resi possibili , sono oggi un incredibile materiale di riflessione sui meccanismi della modernità e della gestione degli interessi pubblici , del rapporto interessi privati / gestione dello Stato. L’unica persona che aveva allora anticipato i pericoli e cercato di farli conoscere per evitare la tragedia, la giornalista e scrittrice Tina Merlin, vent’anni dopo quell’avvenimento pubblicava un libro ( Sulla pelle viva ) il cui sottotitolo ( “Come si costruisce una catastrofe” )indicava come il Vajont non fosse stato una “catastrofe naturale” ma l’opera dell’uomo e la conseguenza del prevalere della necessità di tutelare il profitto, contro gli interessi di una intera comunità e dei suoi diritti civili.
Riproponiamo qui , sul nostro “canale TV” , la visione dello lungo spettacolo che l’attore Marco Paolini aveva presentato sul secondo canale RAI, in diretta dalla diga del Vajont, in occasione del trentaquattresimo anniversario ( 1997 ), un documento unico per la sua incisività e la documentazione che era nato grazie a quel libro di Tina Merlin. La visione del video suscita nello spettatore una partecipazione emotiva ed un desiderio di capire , sola garanzia affinché un messaggio possa produrre i suoi effetti.
Il documentario di Falò del 15 settembre e la breve, brevissima, discussione che ne è seguita, hanno confermato ancora una volta che non si vuole andare a vedere PERCHÈ la storia di questa telenovela sui cosiddetti “rustici” ha continuato negli ultimi 30 anni a veleggiare su un mare di ambiguità, senza che nessuna forza politica abbia messo in discussione il tipo di rapporto politico-istituzionale che il Cantone Ticino ha all’interno della Confederazione. La Lega dei Ticinesi ha finora soltanto sfruttato a proprio favore questa ambiguità a livello propagandistico, e ora con il suo consigliere di stato Borradori, pensa di poter “chiudere” questa storia, dopo aver accettato di subire tutte le scelte che l’Ufficio federale dell’ambiente gli ha fatto accettare. Naturalmente presentandole come un successo della sua diplomazia, che riesce a dipingere come ”conquista” le condizioni balzane che Berna ci ha posto, obbligando il governo a dimezzare il nostro territorio alpino “degno di protezione” con motivazioni che fanno a pugni con la realtà. Così assisteremo nei prossimi tempi al riprodursi di tutte quelle condizioni, pratiche e giuridiche, che ci hanno finora portato in un vicolo cieco.
Il 12 ottobre a Minusio ( Aula Magna delle scuole medie , dalle ore 19.30 ) si terrà una conferenza in cui si cercherà di andare a fondo su questo ennesimo pasticcio, e di illustrare le ragioni concrete che richiederebbero ben altra risposta, con progetti fattibili nell’interesse dell’intero Cantone .Presenteremo le ragioni storiche che rendono urgente la revisione dei nostri rapporti giuridici con lo stato centrale, in particolare per la gestione del nostro territorio.
Vi invitiamo a seguire il documentario di Falò ( TSI, La1 ) su questo link:
Laura Columberg è stata la cofondatrice della libreria Eco Libro a Biasca , e per 35 anni ha gestito e promosso con intelligenza e tenacia una piccola libreria che era diventata un punto di riferimento per la diffusione della cultura nella Regione Tre Valli. Segnaliamo volentieri oggi una iniziativa del figlio Michele che ha proseguito il lavoro di Laura dopo la sua tragica morte.
http://yellow.local.ch/it/d/Biasca/6710/Libreria/Eco-Libro-8_BjxYmAQ_sv4BTQXFPVdg










































